Polizia idraulica

Per polizia idraulica si intende l'attività di vigilanza sulle opere di bonifica, finalizzata alla tutela del suolo ed alla sicurezza idraulica. E' un'attività definibile di prevenzione, che si affianca alla manutenzione nel perseguire l'obiettivo di assicurare la piena funzionalità delle opere consortili.

Nell'esercizio delle funzioni di polizia idraulica, i consorzi sono tenuti ad applicare le disposizioni del R.D. 8 maggio 1904, n. 368 ("Regolamento sulle bonificazioni delle paludi e dei terreni paludosi", comunemente detto "Regolamento di polizia idraulica"), tuttora in vigore.

Attività di polizia idraulica

Queste disposizioni, oltre a stabilire gli atti e fatti vietati in modo assoluto nelle pertinenze di bonifica (art. 133), individuano le opere che sono ammesse alla condizione che venga rilasciata una concessione od una licenza da parte del Consorzio (artt. 134-135), qualora non arrechino un riconosciuto pregiudizio all'opera pubblica.
Questa attività porta, quindi, il Consorzio ad essere quotidianamente in contatto con i soggetti che richiedono l'esecuzione di interventi nelle pertinenze di bonifica, per i quali occorre il rilascio di concessioni, come, ad esempio, costruzione di ponticelli, di recinzioni, di tombinamenti, attraversamenti o parallelismi con condotte, immissioni di scarichi di acque ecc..

Esempi di divieto assoluto

Esempi di divieto assoluto

Tra i “lavori, atti, fatti vietati in modo assoluto” stabiliti dal R.D. 368/1904, si citano ad esempio le edificazioni di fabbricati nell’alveo dei cavi di bonifica ed in una fascia laterale agli stessi. Tale fascia ha una larghezza variabile da 4 a 10 metri - a seconda dell’importanza del canale -, misurata dal ciglio se trattasi di canale in trincea o dal piede esterno della scarpata arginale se trattasi di canale arginato.
L’attributo “assoluto” con cui viene qualificato il divieto sta a significare che la norma non è derogabile in alcun caso, neppure nell’ambito delle procedure di rilascio delle autorizzazioni in sanatoria, previste dalle norme sul condono edilizio. Lo scopo evidente del divieto è quello di consentire il mantenimento di una fascia di rispetto libera da ostacoli, in cui gli addetti alla bonifica possano transitare con i mezzi d’opera ed eseguire gli interventi manutentori.

Altro divieto assoluto riguarda le lavorazioni agricole - quali arature, sarchiature ecc., o aperture di scoline – in una fascia della larghezza di 2 metri, misurata dalla stessa linea di riferimento da cui si determina la fascia di inedificabilità. È, infatti, intuitivo che questi interventi costituiscono una causa di progressivo indebolimento delle scarpate interne e dei corpi arginali. Essi concorrono alla formazione di smottamenti, frane, rigonfiamenti, tutti fattori che determinano la riduzione dell’area utile dell’alveo e il suo interrimento accelerato.

Le conseguenze più immediate sono rappresentate dalla perdita del franco di bonifica e dall’allungamento dei tempi di deflusso, per non parlare delle ripercussioni di carattere economico. In effetti, l’azione di riparazione di tali inconvenienti comporta notevoli spese per l’Ente, che incidono fortemente sull’impiego delle risorse disponibili in bilancio, procurate con la riscossione dei contributi a carico dei consorziati.