Bonifica montana

Il distretto montano del comprensorio consortile si estende per circa 120.000 ettari di cui circa 70.000 ha nel territorio della Regione Emilia- Romagna e circa 50.000 ha nel territorio della Regione Toscana. Esso coincide con la parte di comprensorio in cui lo scolo delle acque avviene tramite la rete idrografica naturale. Comprende, da ovest verso est, le vallate del Santerno, del Senio, del Lamone e del Marzeno. Il confine nord del distretto corrisponde, in massima parte, alla linea della via Emilia, mentre il confine sud è rappresentato dal crinale appenninico tosco-romagnolo. Gli uffici consortili preposti all’attività svolta nel distretto montano sono ubicati in Faenza. E’ anche attivo un recapito in Firenzuola. Nel distretto montano, il Consorzio, con la sua qualificata struttura organizzativa specificatamente dedicata, è costantemente impegnato nella programmazione, progettazione ed esecuzione di numerosissimi interventi di sistemazione idraulico-agraria ed idraulico-forestale diffusi capillarmente nel territorio, atti a dare stabilità ai suoli, a prevenire e consolidare le erosioni ed i movimenti franosi, a garantire una corretta regimazione dei corsi d’acqua, a mantenere le opere di viabilità minore.

Strada rurale Fognanello (Brisighella)
Difese spondali e regimazione idrologica del rio Colombarino (Fontanelice)

Esercita anche attività di vigilanza e monitoraggio del territorio, sia d’ufficio, come su segnalazione degli interessati, al fine di prevenire e poi intervenire sulle criticità dei dissesti. Una delle principali tipologie di intervento è rappresentata dalla costruzione di briglie, opere realizzate nei corsi d’acqua, in grado di ridurre la pendenza degli alvei e, quindi, la velocità della corrente, nonché di far sedimentare, a monte delle stesse, le materie trasportate. Si realizza così un efficace consolidamento delle pendici limitrofe. In relazione alle caratteristiche geomorfologiche dei luoghi interessati, le briglie possono variare per tipologia costruttiva e natura. Con riguardo alla tipologia costruttiva, vi possono essere briglie a scivolo, a stramazzo, a pozzo, a scatola ecc., mentre, con riguardo alla natura, vi possono essere briglie in terra con scolmatore rivestito, in calcestruzzo, in muratura, a gabbioni ecc.. Altri interventi particolarmente diffusi, indispensabili per garantire un’efficace azione di tutela del territorio, sono i drenaggi realizzati per il consolidamento dei versanti instabili.

Particolarmente significativa è anche l’attività di difesa del suolo nella fascia calanchiva delle argille plioceniche, avente un elevato grado di instabilità. Tale attività, oltre ad aver consentito di recuperare all’uso produttivo agricolo più di 6.000 ha di aree dissestate, previene efficacemente il degrado nelle restanti parti del territorio, a beneficio delle fertili zone di fondovalle - in passato soggette ad essere saltuariamente investite da colate di argilla -, nonché dei corsi d’acqua della sottostante pianura, non più interessati, come una volta, da improvvisi e devastanti eventi di piena con acque torbide e melmose. Altrettanto determinante nell’affrancare il territorio montano da iniziali condizioni di arretratezza è stata la realizzazione dei collegamenti viari, avvenuta, in buona parte, ad opera del Consorzio. In passato l’Ente ha fatto costruire centinaia di chilometri di strade secondarie e numerosi ponti. Tuttora provvede, in collaborazione con gli enti locali, alla manutenzione di tali importanti infrastrutture.


A questa tipica attività di bonifica montana, se ne aggiunge un’altra altrettanto importante nel campo irriguo, in cui gli interventi del Consorzio riguardano l’acquedottistica rurale, nonché la progettazione e realizzazione di invasi irrigui collinari aziendali ed interaziendali.   

Briglia di trattenuta di colate calanchive (rio Rocco - Riolo Terme)
Regimazione dell'erosione torrentizia sul rio Zinzalina

Gli acquedotti rurali, alimentati da sorgenti perenni, servono duemila unità poderali sparse, ubicate in luoghi dove, generalmente, non è possibile l’estensione della rete delle aziende idriche, se non a costi proibitivi.
Gli invasi irrigui collinari, in progressiva diffusione nel territorio, rappresentano la più efficace soluzione praticabile per soddisfare le esigenze di approvvigionamento idrico di un comparto agricolo caratterizzato dalla massiccia presenza di colture frutticole idroesigenti, ad elevato indotto occupazionale.
Lo sviluppo di tali colture, in un territorio carente di risorse idriche per la presenza di corsi d’acqua a carattere torrentizio e per la modesta entità delle precipitazioni nel periodo estivo, non può ormai prescindere dalla disponibilità delle riserve d’acqua accumulate negli invasi nei periodi piovosi. Gli invasi interaziendali realizzati dal Consorzio hanno una capacità massima che può variare dai 100.000 ai 250.000 metri cubi.

 

Inoltre, il Consorzio di bonifica è da sempre impegnato nella progettazione e realizzazione di opere candidabili all’assegnazione dei finanziamenti del PSR. E’ un’attività che si affianca a quella tradizionale della manutenzione ed esercizio delle opere di bonifica esistenti, concentratasi in particolare nel territorio collinare e montano dell’Appennino Faentino e della vallata del Santerno. Per dare testimonianza dei numerosi interventi realizzati, il Consorzio ha recentemente curato una pubblicazione con il riepilogo di tutte le opere eseguite nell’ambito del precedente piano di sviluppo rurale 2007-2013 (periodo di operatività 2008-2015).

Le azioni del Consorzio si sono sviluppate nei tre settori di attività per cui era ammesso il contributo dell’Ente: le nuove infrastrutture irrigue, consistenti nella realizzazione di invasi di accumulo e delle relative reti distributive; la manutenzione straordinaria delle strade rurali; l’ammodernamento degli acquedotti rurali. Tale pubblicazione è di seguito consultabile.