
Brinate invernali e primaverili: un rischio crescente per l’agricoltura
Andrea Fabbri ne illustra le caratteristiche e spiega il ruolo del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale nella prevenzione e nella gestione.
Brinate invernali e primaverili: cosa cambia e perché oggi sono più critiche:
Le brinate non sono tutte uguali. Tradizionalmente si distinguono due tipologie principali:
- Brinate o gelate invernali, legate all’arrivo di masse d’aria fredda (gelate per avvezione), spesso provenienti dall’area balcanica e accompagnate da venti freddi di nord-est. Nel territorio della Romagna Occidentale queste gelate si verificano normalmente nella prima parte di marzo, in un momento particolarmente delicato per colture come albicocco e susino, spesso già in fase di fioritura.
- Brinate o gelate primaverili, dovute invece alla perdita di calore del suolo per irraggiamento nelle ore notturne, tipiche della seconda metà di marzo e del mese di aprile.
Oggi, però, il cambiamento climatico ha reso questo schema sempre meno prevedibile. Negli ultimi anni si osservano gelate per irraggiamento già a inizio marzo e, al contrario, gelate per avvezione anche in piena primavera. Questa “mescolanza delle carte” aumenta il rischio per le colture e rende necessaria una capacità di adattamento tecnica e organizzativa sempre maggiore.
Un fenomeno sempre più imprevedibile
La gelata primaverile è particolarmente insidiosa perché può evolvere rapidamente nel corso della stessa notte: una prima fase caratterizzata da aria fredda in ingresso può essere seguita da una gelata per irraggiamento nelle ore successive.
Questa imprevedibilità rende fondamentale una lettura attenta delle condizioni meteo e una gestione tempestiva delle risorse disponibili.
Il ruolo del CBRO nella gestione del rischio gelo
In questo contesto, il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale svolge un ruolo centrale. Il suo compito non è sostituirsi alle aziende agricole, ma mettere a disposizione le infrastrutture e le competenze necessarie per una gestione efficace del rischio:
- distribuzione della risorsa idrica attraverso la rete di canali ad uso promiscuo, anche con funzione antibrina;
- dialogo diretto con le imprese agricole e con le cooperative di servizio che progettano e realizzano gli impianti;
- messa a sistema delle conoscenze idrauliche, territoriali e agronomiche.
Affrontare il tema delle brinate con un approccio di sistema è fondamentale: solo così è possibile bilanciare correttamente domanda e offerta di acqua, evitando interventi isolati e potenzialmente inefficaci.
Assistenza tecnica e operativa: dalla previsione alla gestione della rete
Il supporto del CBRO alle aziende si concretizza innanzitutto nella gestione preventiva della rete idrica.
Grazie a un rapporto costante con il Servizio Agro-Meteo-Climatico della Regione Emilia-Romagna e all’esperienza dei tecnici consortili, il Consorzio è in grado di interpretare le previsioni e anticipare le criticità.
Per garantire l’efficacia degli impianti antibrina, spesso è necessario caricare la rete già nelle ore centrali della giornata, prima ancora che le previsioni ufficiali diventino pienamente attendibili. In questa fase entra in gioco l’esperienza diretta dei tecnici del Consorzio, che conoscono a fondo il territorio e il funzionamento delle infrastrutture.
Supporto nella scelta degli impianti antigelo
Quando un’azienda valuta l’installazione di un sistema antigelo, il CBRO fornisce un supporto tecnico basato su un confronto diretto.
In funzione delle caratteristiche della rete consortile (portata, disponibilità idrica, posizione aziendale), il Consorzio può consigliare la soluzione più compatibile ed efficace, lasciando comunque la decisione finale all’azienda.
La conoscenza del territorio è un elemento decisivo: solo attraverso il censimento delle aziende, la conoscenza dei canali e delle condizioni di esercizio della rete è possibile offrire un servizio realmente adeguato alle esigenze produttive.
Le principali tipologie di sistemi antigelo
Nel contesto romagnolo, le soluzioni più diffuse per la difesa dalle gelate sono:
- bruciatori e candele di paraffina;
- ventilatori;
- irrigazione con funzione antibrina.
Tra queste, ventilazione e irrigazione antibrina sono oggi le tecniche più utilizzate, anche se differiscono per efficacia, costi e impegno operativo richiesto alle aziende.
Più che errori di progettazione, le criticità emergono spesso nella fase di utilizzo, in particolare nel corretto timing di attivazione degli impianti, che dipende dall’evoluzione della gelata.
Questa assistenza operativa di dettaglio è generalmente fornita dalle cooperative di servizio, attraverso reti di centraline meteo e sistemi di supporto alle decisioni.
Finanziamenti: un’opportunità da cogliere
Per sostenere gli investimenti in impianti antigelo, sono disponibili diversi strumenti di finanziamento pubblico, in particolare:
- Programmi di Sviluppo Rurale (PSR);
- misure OCM.
Questi canali consentono di coprire fino al 70% dell’investimento con risorse pubbliche, lasciando il restante 40% a carico dell’azienda.
Il CBRO non accompagna direttamente le aziende nella presentazione delle domande, attività svolta dal mondo sindacale agricolo, ma svolge un ruolo imprescindibile rilasciando le dichiarazioni di disponibilità della risorsa idrica,
requisito fondamentale per accedere ai contributi.
Prevenzione e programmazione: la chiave per il futuro
Difendersi dalle brinate non può essere un’azione emergenziale. La programmazione anticipata è essenziale, soprattutto considerando che nei prossimi anni si prevede un ulteriore aumento degli investimenti in impiantistica antibrina.
Un coordinamento tra Consorzi di Bonifica, aziende agricole, cooperative di servizio e Regione sarà sempre più importante per:
- orientare gli investimenti dove la risorsa idrica è effettivamente disponibile;
- migliorare i sistemi informativi e previsionali;
- rendere le misure di finanziamento sempre più aderenti alle esigenze del territorio.









