• Dai rilievi alle sezioni: quando i dati diventano progetto

    Un rilievo non si conclude con la raccolta dei dati sul campo. È nella fase di elaborazione e restituzione che le informazioni rilevate prendono forma e diventano uno strumento concreto per conoscere, analizzare e progettare le opere idrauliche.

    Nel video della serie dedicata ai rilievi, si può seguire proprio questo passaggio: dai dati acquisiti sul terreno alla loro elaborazione attraverso gli strumenti informatici, fino alla costruzione delle sezioni trasversali e dei profili altimetrici.
    Le informazioni relative alle quote del terreno vengono organizzate e rappresentate graficamente, permettendo di leggere con precisione l’andamento della superficie e di sovrapporre gli elementi che caratterizzano l’opera esistente.

    In questo video, la restituzione riguarda la botte Santerno in Destra Reno e le relative paratoie, con la rappresentazione del terreno, delle quote e della struttura.
    La sezione tecnica consente così di avere una lettura immediata dei rapporti tra terreno e manufatto e costituisce una base importante per le successive valutazioni progettuali.
    È un passaggio meno visibile rispetto alle attività di rilievo sul campo, ma altrettanto fondamentale: trasformare una grande quantità di dati in una rappresentazione chiara, precisa e utilizzabile.

    È così che il rilievo diventa uno degli strumenti alla base della conoscenza del territorio e della progettazione degli interventi.

     

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  • Dal territorio al modello 3D: i dati che guidano la progettazione

    Conoscere con precisione il territorio e le opere che lo attraversano è il primo passo per poter progettare interventi sempre più puntuali ed efficaci.

    I rilievi rappresentano per questo una fase fondamentale del nostro lavoro : attraverso l’acquisizione e l’elaborazione di dati territoriali è possibile ottenere una rappresentazione dettagliata delle aree e delle opere interessate dagli interventi.
    Abbiamo visto nell’articolo precedente i rilievi aerei in elicottero e ora vediamo, tra gli strumenti utilizzati,  le ortofoto, che permettono di osservare il territorio attraverso immagini georeferenziate, e le nuvole di punti, insiemi di milioni di punti che restituiscono la geometria e le caratteristiche tridimensionali di ciò che è stato rilevato.

    Il passaggio dall’immagine alla rappresentazione tridimensionale consente così di analizzare con maggiore dettaglio elementi, superfici e caratteristiche delle opere, creando una base conoscitiva precisa sulla quale sviluppare le successive fasi di progettazione.

    È un lavoro che, naturalmente,  rimane dietro le quinte, ma che ha un ruolo importante nella gestione del territorio: prima di progettare un intervento è necessario conoscere ciò su cui si andrà a intervenire.

    Dall’acquisizione dei dati alla loro elaborazione, la tecnologia offre oggi strumenti sempre più avanzati per misurare, rappresentare e comprendere il territorio, trasformando il rilievo in una risorsa concreta per la progettazione e la manutenzione delle opere di bonifica.

    Il video mostra proprio uno di questi passaggi: dall’ortofoto alla nuvola di punti e alla restituzione tridimensionale dell’area rilevata.

     

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  • Il territorio visto dall’alto: i rilievi topografici in elicottero

    A bordo dell’elicottero, il territorio cambia prospettiva.
    Campi, corsi d’acqua, infrastrutture e opere idrauliche diventano parte di una grande mappa osservata dall’alto, mentre strumenti e sistemi di rilevazione acquisiscono dati con elevata precisione.
    È in questa fase preliminare che si inseriscono i rilievi topografici effettuati anche attraverso l’impiego di un elicottero: conoscere con precisione il territorio è il primo passo per progettare interventi efficaci e adeguati alle sue caratteristiche.
    L’attività consente di acquisire dati e informazioni utili alla rappresentazione del territorio, attraverso sistemi di rilevazione e georeferenziazione. Una prospettiva dall’alto che si integra con gli altri rilievi e le indagini necessari per approfondire la conoscenza delle aree interessate.

    Questi dati costituiscono una base importante per le successive attività di studio, analisi e progettazione degli interventi di competenza del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale.
    Un lavoro che si svolge spesso lontano dagli occhi del pubblico, ma che rappresenta un passaggio fondamentale per trasformare la conoscenza dei luoghi in progetti concreti, fondati su informazioni precise e aggiornate.

    Dalla rilevazione sul campo alla progettazione: ogni intervento nasce dalla conoscenza del territorio.

    Un’attività che unisce tecnologia, competenza e osservazione diretta e che può fornire un supporto importante alla programmazione e alla progettazione degli interventi di competenza del Consorzio.

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  • Mulino Scodellino, l’impianto idroelettrico

    Il Mulino Scodellino, nel Comune di Castel Bolognese, è un manufatto di particolare valore storico e architettonico inserito lungo il Canale dei Mulini di Castel Bolognese, Lugo e Fusignano. Le caratteristiche del sito, e in particolare la presenza di un salto idraulico teorico di circa 4 metri, hanno consentito di affiancare alla funzione storica del complesso un utilizzo contemporaneo dell’energia dell’acqua.

    Nel 2018 il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale ha inaugurato presso il Mulino un impianto idroelettrico da 20 kW, progettato tenendo conto dei vincoli e delle peculiarità storiche dell’edificio. Per non interferire con la struttura del Mulino, l’impianto è stato collocato all’esterno, nell’area cortilizia, sfruttando un salto di circa 3 metri tra il canale di monte e il canale di bypass.

    Come funziona

    Il cuore dell’impianto è una turbina Kaplan regolante ad asse verticale, dimensionata per una portata di 0,86 m³/s e per un salto idraulico di 3 metri. La turbina, insieme agli accessori idraulici ed elettrici, è installata all’interno di un apposito pozzetto in calcestruzzo.
    La configurazione dell’opera è stata studiata anche sotto il profilo della sicurezza idraulica. Una parte del pozzetto è collocata sopra il piano di campagna in modo da evitare l’immersione del generatore anche in condizioni di piena eccezionale. La parte emergente è stata poi completamente interrata e integrata in un leggero dosso raccordato con l’argine e con il terreno circostante, riducendo così l’impatto visivo dell’impianto sul contesto storico e paesaggistico.

    Un intervento che comprende anche le opere storiche

    La realizzazione dell’impianto non ha riguardato soltanto la produzione idroelettrica. Il progetto ha compreso anche il restauro funzionale delle opere idrauliche accessorie, con particolare riferimento alla paratoia situata a monte del canale di bypass.
    Per questi interventi il Consorzio ha collaborato con l’Associazione Amici del Mulino, che ha messo a disposizione manodopera specializzata a titolo volontario.

     

     

  • Acqua Campus, un progetto che guarda al futuro

    Mercoledì 8 luglio il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, rappresentato da Andrea Fabbri e Matteo Faustini, ha partecipato ad una giornata di approfondimento tecnico presso Acqua Campus, il polo di ricerca e sviluppo del Consorzio CER dedicato all’innovazione in agricoltura e alla gestione sostenibile della risorsa idrica.

    L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di aggiornamento sulle più avanzate tecniche di gestione del suolo e dell’acqua, con l’obiettivo di rafforzare competenze sempre più strategiche a supporto delle imprese agricole del territorio.

    Al centro della visita, le soluzioni che consentono di ridurre il deficit idrico, migliorare l’efficienza irrigua e contenere i costi colturali, favorendo al tempo stesso l’aumento della fertilità dei terreni, il sequestro di carbonio nei suoli, il miglioramento delle rese produttive e della qualità delle produzioni agricole. Temi che oggi rappresentano una delle principali sfide per un’agricoltura chiamata ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

    L’approfondimento ha riguardato in particolare le colture di frumento tenero e pomodoro da industria con partner Yara nei percorsi di transizione dall’agricoltura convenzionale verso modelli più sostenibili, come l’agricoltura rigenerativa e biologica, capaci di coniugare sostenibilità ambientale, competitività economica e resilienza delle aziende agricole.

    Con le dosatrici di urea, nitrato ammonico ed acidi umici/fulvici, in testata del terreno in confine fra pomodoro da industria e frumento tenero, Yara, dietro l’attività di monitoraggio e verifica da parte del CER, effettuava l’iniezione dei concimi nelle linee di irrigazione nelle ali gocciolanti.
    Questo ha consentito misurazioni fondamentali nel corso dell’attività sperimentale e  consegnato risultati estremamente soddisfacenti, soprattutto per le prossime routine agronomiche.  abbandonando nel tempo i concimi di sintesi per arrivare all’impiego di bio fertilizzanti e risparmio di acqua.

    La partecipazione del Consorzio si inserisce nel percorso di costante aggiornamento tecnico che accompagna l’attività a servizio del territorio e del comparto agricolo. Accanto alla gestione delle infrastrutture irrigue, infatti, il ruolo del Consorzio è anche quello di favorire la diffusione di conoscenze e innovazioni che permettano un utilizzo sempre più efficiente della risorsa acqua e una gestione sostenibile del suolo.

    La tecnica al servizio del mondo produttivo significa proprio questo: trasformare ricerca, sperimentazione e innovazione in strumenti concreti a disposizione delle aziende agricole, per costruire un’agricoltura più resiliente, efficiente e capace di affrontare le sfide del futuro.

  • Tecnologia al servizio del territorio: innovazione e precisione per progettare le opere di bonifica

    Dietro ogni intervento c’è un importante lavoro di rilievo, analisi e progettazione.
    Oggi questo processo si avvale di tecnologie sempre più evolute che consentono di conoscere il territorio con grande precisione, progettare opere efficaci e monitorarne nel tempo il comportamento.

    Dai rilievi topografici ai laser scanner, fino ai sistemi GIS e alla modellazione digitale, gli strumenti tecnologici rappresentano un supporto fondamentale per i tecnici impegnati nella tutela del territorio.

    I rilievi topografici permettono di acquisire dati accurati sulle caratteristiche del terreno e delle opere esistenti, mentre i laser scanner restituiscono modelli tridimensionali estremamente dettagliati, utili per analizzare anche le situazioni più complesse.

    Le informazioni raccolte vengono elaborate attraverso sistemi GIS e modelli digitali che consentono di simulare il comportamento delle opere, valutare diverse soluzioni progettuali e pianificare gli interventi in modo più efficace.

    La tecnologia continua a essere protagonista anche dopo la realizzazione dei lavori.
    Il monitoraggio delle opere permette infatti di verificarne nel tempo il funzionamento, individuare eventuali criticità e programmare tempestivamente gli interventi di manutenzione.

    Innovazione e competenze tecniche lavorano insieme per rendere ogni intervento più sicuro, efficiente e sostenibile.
    Un investimento che migliora la gestione delle risorse, aumenta la qualità della progettazione e contribuisce alla sicurezza del territorio e delle comunità.

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  • Lugo si illumina di tricolore per l’acqua e il territorio

    Giovedì 12 marzo la sede del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale partecipa all’iniziativa nazionale promossa da ANBI

    Per il secondo anno consecutivo l’Italia si illumina di tricolore per richiamare l’attenzione sul valore strategico delle opere di bonifica e della gestione dell’acqua.
    In tutta la Penisola alcuni impianti idraulici e luoghi simbolo della grande infrastruttura idraulica nazionale saranno illuminati con i colori della bandiera italiana.
    Anche il nostro Consorzio aderisce all’iniziativa, illuminando nuovamente la propria sede centrale nella caratteristica Piazza Savonarola, nel cuore del centro storico di Lugo.
    L’accensione è prevista per le 19.30 di giovedì 12 marzo e le luci rimarranno accese fino alle prime ore dell’alba.

    «In un momento storico segnato da nuove tensioni e conflitti – dal Medio Oriente all’Ucraina, senza dimenticare le tante guerre che continuano a colpire popolazioni e territori in diverse aree dell’Africa – anche un gesto simbolico può assumere un significato importante» sottolinea il Presidente del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale, Antonio Vincenzi. «Illuminare con il tricolore la nostra sede e, idealmente, le opere della bonifica significa ricordare che l’acqua, la cura del territorio e la sicurezza delle comunità sono beni preziosi che uniscono le persone e guardano al futuro. La bonifica nasce proprio da questo: dalla capacità di collaborare, di prendersi cura della terra e di costruire condizioni di vita migliori. È un messaggio di responsabilità ma anche di speranza, che oggi vogliamo condividere con tutto il nostro territorio».

    L’iniziativa, promossa da ANBI – Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue – intende richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei decisori istituzionali sulla necessità di avviare con urgenza piani strategici fondamentali per la sicurezza, la vita e lo sviluppo del Paese, a partire dagli interventi infrastrutturali e dalla manutenzione del territorio.

    «Ora che le reti idriche sono un inumano bersaglio di guerra, sarà soprattutto un messaggio di pace, quello affidato alle idrovore, ma anche agli impianti idraulici, che torneranno a illuminarsi di tricolore, in tutta Italia», sottolinea Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.

    «Se da un lato è la critica congiuntura internazionale a preoccupare, dall’altro è l’incedere della crisi climatica a non concedere tregua, come dimostrano i ripetuti fenomeni meteo estremi, registrati lungo la Penisola – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – È purtroppo solo nelle emergenze che percepiamo l’indispensabile centralità di elementi come acqua, aria, cibo, ambiente, ma è nel lavoro quotidiano e nella programmazione, che costruiamo il nostro futuro».

    Ufficio stampa Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale:

    Pierluigi Pap

  • Lavaggi dei canali a Savarna e Mandriole: come il Consorzio garantisce acqua dolce contro la salinità

    Ogni anno, all’avvio della stagione irrigua, il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale mette in campo una complessa operazione idraulica nei territori di Savarna, Mandriole e Sant’Alberto.
    Si tratta dei cosiddetti “lavaggi dei canali”, una pratica tecnica fondamentale per contrastare la salinità e garantire acqua dolce a circa 7.000 ettari di territorio retrodunale.

    Perché servono i lavaggi dei canali?

    I canali Canalone, Rivalone e Trasversale si trovano nella parte più prossima alla linea di costa. Qui l’acqua può presentare livelli elevati di salinità.

    La salinità può essere di due tipi:

    • da cloruri, legata all’ingressione di acqua salmastra;
    • da solfati, legata alla natura pedologica dei suoli.

    Entrambe rappresentano un limite per molte colture agrarie.

    Come funziona tecnicamente il lavaggio?

    L’operazione, semplificando, consiste in:

    • abbassamento delle paratoie presso il ponte Chiavica di Mandriole;
    • derivazione di acqua dolce dal Destra Reno;
    • monitoraggio continuo tramite sonde multiparametriche,
    • operazioni ripetute di carico e scarico della rete.

    L’obiettivo è portare la conducibilità elettrica dell’acqua intorno ai 1000 microsiemens/cm, valore compatibile con la maggior parte delle colture irrigue.

    Non solo acqua: equilibrio tra falda e canale

    Il lavaggio serve a stabilizzare l’equilibrio tra:

    • falda freatica ipodermica (nei primi 3 metri dal piano campagna)
    • livello dell’acqua nei canali

    Questo equilibrio è decisivo per prevenire fenomeni di risalita salina e per mantenere condizioni agronomiche favorevoli.

    La gestione della salinità da solfati

    In molte aree, soprattutto in destra idraulica, quindi a sud, il problema è legato alla presenza di solfati nei suoli.
    Per le aziende agricole l’unico modo per ridurne l’impatto è attraverso la sovra-irrigazione con acqua dolce, cioè adacquamenti a volumi maggiori rispetto a quelli irrigui ordinari che permettono il dilavamento dei sali.
    Senza acqua dolce, questa strategia agronomica sarebbe impossibile.

    I benefici per il territorio e per i contribuenti

    Questa attività di “lavaggi” unita al carico di acqua dolce all’interno dei canali consorziali per l’intera stagione irrigua:

    • rende coltivabili territori altrimenti compromessi;
    • aumenta il valore fondiario;
    • consente colture di alto pregio (sementi, orticole, frutticole, varietà club);
    • migliora la qualità ambientale;
    • favorisce un equilibrio paesaggistico stabile;
    • contrasta l’avanzamento del cuneo salino.

     È un esempio concreto di come bonifica e irrigazione, integrate, generino valore economico totale per il territorio.

    Un presidio tecnico continuativo

    I lavaggi non sono un intervento straordinario, ma una gestione strutturale che accompagna l’intera stagione irrigua, da marzo a ottobre.
    Un lavoro complesso, pianificato e monitorato dal Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale nella tutela dell’agricoltura costiera.

     

     

  • Presidi idraulici: un patrimonio di tutti da conoscere e rispettare

    Nei giorni scorsi ANBI ha richiamato l’attenzione sul tema della tutela dei presidi idraulici, infrastrutture fondamentali per la sicurezza dei territori e delle comunità.
    Anche nel comprensorio del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale, impianti idrovori, paratoie, canali e casse di espansione costituiscono un sistema diffuso che lavora ogni giorno, spesso in modo invisibile,
    per garantire equilibrio idraulico e protezione del territorio.

    La sicurezza idraulica non è solo una questione tecnica, ma anche culturale
    La tutela del territorio non si esaurisce nell’efficienza delle opere o nella capacità ingegneristica.
    È prima di tutto una cultura della responsabilità condivisa.

    Un episodio recente avvenuto presso l’idrovora Zuccona, in Veneto, è stato definito da ANBI “emblematico per la sproporzione tra il modesto valore economico del danno e il rischio potenziale generato per la popolazione”.
    Per l’asportazione di materiale di valore limitato, un presidio idraulico è rimasto fuori servizio per oltre un giorno, esponendo un’ampia area territoriale a possibili criticità in caso di maltempo.

    Non è il danno economico in sé a preoccupare, ma la vulnerabilità temporanea di un sistema che tutela case, campagne e infrastrutture basato su un equilibrio costruito su competenze, monitoraggio e prevenzione .

    Cultura della cura

    Rispettare un manufatto idraulico, evitare utilizzi impropri delle aree circostanti, segnalare tempestivamente anomalie significa contribuire concretamente alla sicurezza collettiva.
    Le infrastrutture idrauliche non sono strutture lontane dalla vita quotidiana: sono parte integrante del paesaggio e della protezione del territorio.
    Per questo il Consorzio invita a considerarle per ciò che sono: beni comuni che richiedono attenzione, conoscenza e rispetto.

    La sicurezza del territorio è il risultato di competenza tecnica, presidio costante e partecipazione consapevole.

    Nell’immagine di copertina l’impianto fotovoltaico alle Buche Gattelli di Lugo.

  • Parco Millegocce: un’opera per la sicurezza idraulica di Alfonsine

    In un territorio come quello di Alfonsine, storicamente fragile dal punto di vista idraulico, la gestione dell’acqua non è un tema teorico: è una responsabilità quotidiana.
    Il Parco Millegocce nasce proprio con questo obiettivo: contribuire alla sicurezza del centro abitato attraverso una funzione di laminazione e regolazione delle acque meteoriche.

    Non si tratta di un’opera risolutiva rispetto a ogni evento estremo. Nessuna infrastruttura, da sola, può eliminare completamente il rischio idraulico.
    Si tratta però di un tassello importante di un sistema più ampio di prevenzione.

    Cosa fa concretamente il Parco Millegocce

    In caso di precipitazioni intense:

    • raccoglie temporaneamente grandi volumi d’acqua;

    • riduce la pressione sui canali di scolo;

    • contribuisce alla sicurezza idraulica del centro abitato.

    È un’opera progettata per aumentare la resilienza del territorio in un contesto in cui i cambiamenti climatici stanno modificando la frequenza e l’intensità degli eventi meteorologici.

    Bonifica e valorizzazione del territorio

    L’intervento dimostra come la moderna bonifica non significhi solo gestione della rete idraulica, ma anche:

    • riqualificazione urbana;

    • creazione di spazi naturali fruibili;

    • miglioramento della qualità della vita.

    Il parco è oggi uno spazio vissuto dalla comunità: un luogo di passeggio, incontro ed educazione ambientale.

    Un modello per il futuro

    Il Parco Millegocce è un esempio di pianificazione integrata: prevenire il rischio idraulico e allo stesso tempo restituire valore al territorio.

    Il Consorzio della Bonifica della Romagna Occidentale continua a investire in soluzioni che uniscono sicurezza, sostenibilità e attenzione alla comunità, consapevole che la gestione dell’acqua è una responsabilità condivisa e strategica per il futuro.

    Per approfondire i dettagli tecnici della cassa di espansione di Alfonsine, Parco Millegocce, seguire questo link